Francesco Borgonovo: “Per iniziare la risalita occorre uscire dal pensiero unico”

In serata il concerto di Germano Bonaveri: “Tornare alla natura per scoprire la propria essenza”

“L’inferno di oggi è il conformismo, il luogo comune elevato a sistema, la ripetizione degli slogan. Se iniziamo a pensare diversamente, fuori da posizioni precostituite, pensando autonomamente, allora abbiamo la speranza di risalire”. E’ questo il messaggio che Francesco Borgonovo, giornalista de La Verità, ha voluto lasciare in eredità al Fol in Fest che l’ha ospitato nella due giorni di Morfasso.
Il primo appuntamento con l’anticonformista penna del giornalismo italiano, è stato un incontro introdotto dal Sindaco di Morfasso, Paolo Calestani e dal direttore artistico del festival della montagna, Massimo Polledri, tenutosi nella sala consiliare del comune della Val d’Arda, nel corso del quale si sono affrontati in modo approfondito ma da angolature “diverse” i grandi temi dell’attualità contemporanea, trovando il modo per “affrancarsi da un modus vivendi che è appiattito al sistema e al pensiero unico”.

“La nostra società – ci dice Francesco Borgonovo a margine dell’incontro – rifiuta la fatica e tutto ciò che è difficoltoso come la peste. Però è anche vero che sa capire i valori autentici che risuonano nelle persone. “Quando poi ci veniamo in contatto con la fatica, con la prova, allora sentiamo che lì c’è qualcosa di importante”. Mantenendo il parallelismo con il tema dell’edizione 2026 del festival, Borgonovo ha voluto mandare un messaggio di speranza e di fiducia nel futuro. “Dobbiamo renderci conto che noi siamo esseri vivi – ha detto – e lo siamo al di là di tutto quello che ci raccontano, delle paure che ci impongono. Dobbiamo andare avanti a testa alta: ci sono tutte le mattine tanti italiani che si alzano e che fanno una cosa eroica tipo mandare avanti una famiglia, una impresa, la propria vita. Consapevoli di ciò, dobbiamo non avere paura di quello che ci spetta perché in realtà sappiamo affrontare ogni salita”.

Il giornalista, che ha affrontato venerdì il tradizionale trekking del festival che, partendo dalla località di Rabbini (Monastero) ha seguito il percorso verso il Parco del Monte Moria attraverso una piacevole immersione nella natura dell’Appennino Piacentino, è intervenuto anche al concerto che nei giardini comunali di Morfasso ha avuto come protagonista il cantautore Germano Bonaveri.
Una esibizione intensa quella di Bonaveri che nella sua musica racconta il viaggio dell’uomo tra fragilità e speranza. “Trovo dirimente in questa epoca un ritorno e una riconnessione con la natura e quindi risalita intesa come ritorno. Quindi tornare al bosco e risalire la montagna per farsi delle domande, per ritrovare la propria essenza”.

Per questo ritorno in musica, Bonaveri usa soprattutto l’anima folk: “Credo che il folk dal punto di vista musicale sia un ritorno al luogo dove la musica nasce, che è fra le persone, in epoche più moderne comunque nelle piazze e il linguaggio come strumento di autodeterminazione e di difesa perché in un’epoca orwelliana dove le parole cambiano significato e quindi abbiamo guerre giuste e (1:03:08) paci sbagliate, quando la guerra dovrebbe essere sempre sbagliata e la pace sempre giusta, ecco riappropriarsi del linguaggio e di una richiesta di termini ci permette di diventare tutti un po’”.

Bonaveri ha particolarmente apprezzato l’opportunità di esibirsi in un contesto appenninico, a contatto con la natura: “Ogni volta che ho occasione di suonare in quei luoghi dove ti senti ospite di altre creature ti fa ritrovare quel senso per quanto mi riguarda di protezione, perché il bosco che nelle favole sempre visto come luogo della trasformazione in realtà è un luogo che ci protegge”.

A concludere la due giorni di Morfasso del Fol in Fest il pranzo insieme al Vice Direttore de La Verità, Francesco Borgonovo, presso il Ristorante Piè dei Monti che ha accolto i partecipanti al trekking della Val Tolla e ha dato il testimone all’ultimo fine settimana del festival, quello che ci attende l’1 e 2 agosto ad Ottone, in alta Val Trebbia.   

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